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Gladiatore Borghese e Vaso Borghese: cosa portò via Napoleone
Aggiornato il 27 ottobre 2026
Il Gladiatore Borghese e il Vaso Borghese sono al Louvre perché nel 1807 Napoleone costrinse il cognato, il principe Camillo Borghese, a vendergli le sculture antiche di famiglia. Le opere arrivarono a Parigi dal 1808. La villa di Roma conservò i dipinti e le statue di Bernini e Canova, ma perse le antichità che il cardinale Scipione Borghese e i suoi eredi avevano raccolto per due secoli. Le sale in cui si trovavano portano ancora i loro nomi.
La vendita del 1807 di Camillo Borghese
Camillo Borghese (1775-1832) sposò nel 1803 la sorella di Napoleone, Paolina Bonaparte. Così l’Imperatore divenne suo cognato. Secondo il museo, nel 1807 Napoleone “impose” a Camillo la vendita della collezione archeologica del cardinale Scipione. Wikipedia scrive che fu costretto a vendere per circa 3 milioni di franchi.
Il museo descrive la vendita come centinaia di opere, spedite a Parigi mentre Canova scolpiva il ritratto di Paolina. Canova, aggiunge il museo, vi si oppose con forza. Il Louvre racconta il viaggio del Gladiatore in un breve video: caricato su un carro trainato da buoi e scortato da soldati, attraversò le Alpi nella neve diretto a Parigi.
La vendita del 1807 non va confusa con quella del 1902. Nel 1902 lo Stato italiano acquistò la villa e la collezione rimasta, ed è il museo che visiti oggi. Vedi la Galleria Borghese oggi per sapere cosa comprende la visita.
Il Gladiatore Borghese
Che cos’è: un marmo ellenistico a grandezza naturale di un guerriero con la spada, realizzato intorno al 100 a.C. È firmato sul sostegno da Agasias, figlio di Dositeo, di Efeso, uno scultore noto solo per quest’opera.
Non è un gladiatore: il nome deriva da un restauro sbagliato. La posa mostra un guerriero che combatte contro un nemico a cavallo, slanciato in avanti con il braccio sinistro proteso. Gli studiosi dell’Ottocento ipotizzarono che potesse essere Achille contro la regina delle Amazzoni Pentesilea.
Ritrovamento: prima del 1611 ad Anzio, a sud di Roma, tra le rovine di un palazzo di Nerone sul mare.
Nella villa: stava in una sala del piano terra che portava il suo nome. Intorno al 1780 l’architetto Antonio Asprucci ridecorò quella sala sul tema della forza e del coraggio, con dipinti degli atleti antichi Polidamante e Milone di Crotone, e l’aquila e il drago araldici dei Borghese scolpiti nei capitelli.
Influenza: fu una delle statue antiche più copiate del Settecento. Calchi in bronzo si trovano a Windsor e a Houghton Hall in Inghilterra. Bernini la conosceva bene: gli studiosi la vedono dietro la posa del suo David, e il museo la riconosce nelle gambe di Plutone nel suo Ratto di Proserpina.
Oggi: nella Galerie Daru del Louvre, secondo il Louvre. La statua è alta quasi 2 metri.
Il Vaso Borghese
Che cos’è: un monumentale cratere in marmo, il vaso in cui si mescolava il vino, scolpito ad Atene in marmo pentelico nella seconda metà del I secolo a.C. per il mercato romano come ornamento da giardino.
Misure: 1,72 m di altezza e 1,35 m di diametro.
Decorazione: un fregio con un corteo bacchico, il dio Dioniso con il suo seguito, musica e vino.
Ritrovamento: nel 1566, in un giardino romano su una parte degli antichi Horti Sallustiani, e acquistato dai Borghese.
Nella villa: diede il nome all’attuale Sala 1. Il museo ricorda che la sala si chiamava un tempo “Sala del Vaso”, dal cratere antico oggi al Louvre.
Oggi: Napoleone lo acquistò da Camillo nel 1808 ed è esposto al Louvre dal 1811. Ne furono fatte tre coppie di copie per i giardini di Versailles, e seguirono molte versioni più piccole.
Cosa li ha sostituiti a Roma
Dopo il 1815 la famiglia ricostituì la collezione antica e le sale furono riallestite. Le pagine del museo dedicate alle sale registrano cosa partì e cosa arrivò:
| Sala | Portato a Parigi | Nella sala oggi |
|---|---|---|
| Sala 1 (un tempo “del Vaso”) | Vaso Borghese | La Paolina Bonaparte di Canova, dal 1889 |
| Sala 5, dell’Ermafrodito | Ermafrodito Borghese, ritrovato nel 1609 e dotato da Bernini di un materasso scolpito nel 1620 | Un Ermafrodito simile del II secolo d.C. in marmo pario, con il letto rilavorato a materasso da Andrea Bergondi |
| Sala 6, un tempo “del Gladiatore” | Gladiatore Borghese | L’Enea e Anchise di Bernini (1618-1620), qui dal 1888, e la sua Verità |
| Sala 8, del Sileno | Sileno con Bacco fanciullo | Un Satiro danzante restaurato da Bertel Thorvaldsen e sei Caravaggio |
La Sala 1 fu riallestita nel secondo decennio dell’Ottocento sotto l’architetto Luigi Canina. Il museo osserva che, nonostante le perdite, le sale seguono ancora l’allestimento settecentesco di Asprucci, che metteva la statua più importante al centro di ogni sala.
Vederlo durante la tua visita
A Roma non puoi vedere il Gladiatore né il Vaso. Puoi vedere le sale costruite intorno a loro: la Sala 1 e la Sala 6, entrambe al piano terra. L’ingresso alla Galleria Borghese è per fascia oraria di due ore, fino a 180 persone all’ora, e ogni biglietto va prenotato.
Il biglietto ufficiale costa 18 € (16 € + 2 € di prevendita) e non è rimborsabile. La pagina di biglietti e tour confronta il biglietto ufficiale con i biglietti a fascia riservata da 41 € e le visite guidate da 49 €.
Per il quadro completo di ciò che c’è oggi nella villa, leggi la Galleria Borghese oggi.
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Domande frequenti
Perché il Gladiatore Borghese è al Louvre?
Nel 1807 Napoleone costrinse il cognato, il principe Camillo Borghese, a vendergli le sculture antiche di famiglia. Il Gladiatore fu portato a Parigi nel 1808 e da allora è al Louvre.
Il Gladiatore Borghese è davvero un gladiatore?
No. Il nome deriva da un restauro sbagliato. La statua, firmata da Agasias di Efeso intorno al 100 a.C., raffigura un guerriero che combatte contro un nemico a cavallo.
Si può ancora vedere a Roma la sala del Gladiatore?
Sì. La Sala 6 della Galleria Borghese fu decorata intorno al Gladiatore negli anni Ottanta del Settecento. Dal 1888 al centro c'è invece l'Enea e Anchise di Bernini.
Napoleone restituì le sculture Borghese?
No. Il Gladiatore, il Vaso, l'Ermafrodito e il gruppo del Sileno sono ancora al Louvre. Nell'Ottocento la famiglia riempì di nuovo le sale con altre opere antiche.
Fonti